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Diritto sulle armi UE

Cosa minaccia i tiratori

14.03.2017 - Il 14 marzo il parlamento UE ha accettato un inasprimento della legge sulle armi. Anche se le nuove direttive sono frutto di compromessi la federazione sportiva svizzera di tiro resta ferma sul fatto di lanciare il referendum se questo inasprimento venisse ripreso in Svizzera.

 

Comunicato stampa (tedesco)

 

Nel novembre 2015 la commissione UE a seguito degli attentati di Parigi e in altri luoghi, ha pubblicato una proposta per l’inasprimento della legislazione europea sulle armi. Questa prevedeva limitazioni importanti come i permessi limitati a cinque anni, test psicologici e medici obbligatori per tutti come pure la proibizione di fucili semiautomatici sportivi e da caccia solo sulla base di criteri ottici. A questa proposta si sono opposte federazioni di tiro sportivo, collezionisti, cacciatori e altri gruppi di interesse in tutta Europa. In parte almeno, con successo. Questo è dimostrato dal compromesso che il parlamento UE ha ratificato il 14 marzo. Per sette motivi (vedi sotto) anche il compromesso però non è accettabile per la FST. La FST, l’associazione per una sicura, pro Tell e la comunità d’interesse tiro (IGS) si opporranno ad ogni modifica di legge, se necessario con un referendum anche a rischio di un’uscita dal contratto di Schengen.

 

 

Motivi

Registro sulle armi

Gli stati devono introdurre un sistema di controllo («monitoring system»), dunque un registro nazionale sulle armi, che i cittadini svizzeri hanno rifiutato nel 2011 con il 56.3% dei votanti.

Clausola del bisogno

I possessori di armi devono partecipare a competizioni o dimostrare un bisogno per ricevere un permesso. Questa clausola del bisogno era anch’essa presente nella pro-posta rifiutata nel 2011.

Esproprio

Chi non riceve un permesso eccezionale per un’arma, deve riconsegnarla senza diritto a un indennizzo, fatto che corrisponde ad un esproprio.

Nessuna sicurezza

Con l’inasprimento della legge sulle armi non saranno impediti nessun tipo di attentato, bensì i tiratori, cacciatori e i collezionisti nella pratica dei loro hobby.

Perdita delle tradizioni

Con gli ostacoli posti dai test medici e psicologici o della clausola del bisogno, lo sport di massa non sarà più possibile, le società chiuderanno e una parte della tradizione svizzera verrà per lo meno drasticamente ridimensionata o andrà completamente per-sa (tiro in campagna, feste di tiro, ecc.)

Centralismo

Il diritto UE sulle armi non tiene conto di alcuna peculiarità nazionale. La proibizione di armi lunghe con un magazzino di più di 10 colpi contempla tutti i fucili d’assalto che sulla base del sistema di milizia sono le armi più usuali in Svizzera.

Obbligo di appartenenza ad una società e di partecipazione

Chi non fa parte da almeno un anno di una società riconosciuta e non partecipa regolarmente a competizioni, deve riconsegnare il suo fucile d’assalto e così anche chi per motivi di tempo (ad esempio in un certo periodo della sua vita) non riesce a far fronte ai suoi obblighi di partecipazione anche se per un tempo limitato.

 

Le origini del nuovo diritto UE sulle armi

Dopo gli spaventosi attentati di Parigi e in altri luoghi, la commissione UE in novembre 2015 ha proposto una modifica della direttiva sulle armi 91/477/EWG, proposta che conteneva inasprimenti molto restrittivi. Almeno in parte questi hanno potuto venir ridotti nei mesi seguenti. Nell’aprile 2016 è stato concesso alla Svizzera una regola particolare che permette ai suoi militi alla fine die propri obblighi militari di poter conservare il proprio fucile a certe condizioni.

La proposta restrittiva della commissione UE non ha avuto successo nel parlamento UE. Visto che però il parlamento ha notato dei buchi nella legge esistente, non è stato integralmente rigettato ma ha delegato al consiglio dei ministri europei degli interni e di giustizia, come pure al parlamento stesso, di proporre modifiche alla direttiva sulle armi da fuoco. Questi tre papiri sono stati discussi in seguito dal cosiddetto „Trilog”, dove erano presenti parlamento e consiglio. Contro la proposta originaria della commissione è stato elaborato un compromesso accettato il 20 dicembre 2016. Il 26 gennaio 2017 la delegazione «Internal Market and Consumer Protection IMCO» ha accettato il compromesso. Il 14 marzo sarà la volta del parlamento. Ora solo il consiglio die ministri UE deve ancora formalmente ratificare la proposta di legge.

Gli stati membri della UE come pure quelli collegati tramite la convenzione di Schengen (dunque anche la Svizzera) hanno in seguito 15 mesi di tempo per riprendere la direttiva UE nelle proprie leggi.

 


Medienschau: EU beschliesst Verschärfung des Waffenrechts

Wie nicht anders zu erwarten, ist die Verschärfung des Waffenrechts Thema in der heimischen Presse. Ein unvollständiger Überblick über die Berichterstattung in Schweizer Zeitungen.

Es gibt wohl keine Zeitung in der Schweiz, die nicht über die Verschärfung des Waffenrechts berichtet hat. Die damit verbundenen allfälligen Konsequenzen für die Schweizer Schützen und den Schiesssport war allen eine Schlagzeile wert. So beispielsweise dem Blick, der auch Dora Andres, Präsidentin des Schweizerischen Schiesssportverbands (SSV), ausführlich zitiert. In seiner Print-Ausgabe vom 15. März thematisiert das Boulevardblatt zudem den Entscheid des EU-Parlaments mit der (wenn auch kleinen) Schlagzeile: «Schützen trotzen Brüssel». Gerade die Regelung, dass Gewehre nur noch mit Magazinen bis 10 Schuss zu Hause aufbewahrt werden dürfen, «berge Zündstoff». SVP-Nationalrat Werner Salzmann (Präsident des Berner Schiesssportverbandes) wolle dem Bundesrat per Vorstoss verbieten, die Regeln zu akzeptieren, schreibt der Blick.

Einen grösseren Artikel bringt die Basler Zeitung in ihrer Printausgabe vom 15. März – und bezieht dabei klar Position: «Nächster Schritt zur Entwaffnung» titelt die BaZ. Der Autor Beni Gafner berichtet unter anderem über den Aufruf diverser SVP-Nationalräte, in die neue «Parlamentarische Gruppe für ein liberales Waffenrecht» einzutreten.

Auch 20 Minuten und der Tages-Anzeiger berichteten am Dienstag in ihren Online-Portalen über das Thema, beschränkten sich aber auf primär auf die reine News-Meldung. Die Beiträge finden aber reichlich Wiederhall in den Kommentarforen. Die Aargauer Zeitung schaltete zu ihrem Bericht ausserdem eine Online-Umfrage: «Unterstützen Sie eine Verschärfung des Waffenrechts?» Momentan (Stand Mittwochmittag, 15. März) befinden sich diejenigen Leser, die mit «Nein» abstimmten, klar in der Mehrzahl.
Auch in der Romandie und im Tessin bewegt die Verschärfung des Waffenrechts die Gemüter – so berichtete etwa der Walliser Le Nouvelliste ausführlich über das Thema. Im Tessin ist es der Corriere del Ticino.

Auch der Hauptausgabe der Tagesschau vom 15. März war das Thema einen Beitrag wert: Auch SSV-Geschäftsführer Beat Hunziker kam zu Wort. Er betonte unter anderem, dass die Limitierung auf das 10-Schuss-Magazin bei Gewehren «nicht haltbar» sei. (cpe)

 

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