Home  ->   Attualità  ->   News

Consultazione sulla legge sulle armi: informazione della FST

30.10.2017 - A fine settembre il Consiglio federale ha messo in consultazione la proposta di modifica della legge sulle armi per recepire la direttiva UE. La proposta di legge manca non raggiunge l’obiettivo della direttiva UE, quello cioè di impedire attentati come quelli ad esempio di Parigi – tormenta invece i possessori legali di armi. Se il parlamento dovesse accettare la proposta di legge in questa forma, la FST dovrà lanciare il referendum.

La FST conferma alla sua posizione e non può dirsi soddisfatta del progetto di legge, anche perché questo progetto lascia troppe libertà di manovra alle ordinanze che dovranno poi metterla in pratica. La FST farà dunque tutto il possibile durante la consultazione per fare in modo di rifiutare integralmente la proposta o comunque per riuscire almeno ad eliminare vari punti rilevanti. Di principio la FST ritiene che il Consiglio federale non abbia sfruttato appieno la propria libertà di manovra. Le indicazioni UE sono una direttiva che i singoli stati membri devono recepire (ciò che la Svizzera ha fatto ufficialmente, anche se non è membro UE ma ne è legata in ambito degli accordi di Schengen), ma mettere in pratica secondo il proprio giudizio.

Il Consiglio federale aveva promesso ai possessori d’armi una soluzione pragmatica. Questo è riuscito solo minimamente. Nuovi acquirenti di un fucile semiautomatico (come ad esempio un fucile d’assalto 90 o 57 ma anche di molti altri tipi) dovranno ottenere una «autorizzazione eccezionale», poiché questi fucili sono stati mutati nella Categoria A «armi vietate». Chi desidera conservare al termine dei propri obblighi militari la sua arma d’ordinanza, in futuro potrà farlo ancora alle condizioni attuali. Però chi già detiene legalmente un tale fucile semiautomatico che al momento non era stato tenuto a dichiararlo, dovrà farsi «confermare» il possesso con un’autorizzazione eccezionale. Si tratta dunque de facto di una registrazione a posteriori di centinaia di migliaia di armi, fatto che sia il popolo sia il parlamento avevano già rifiutato. Chi in futuro vorrà acquistare una tale arma della Categoria A, dovrà essere membro di una società di tiro o dimostrare che utilizza una tale arma in modo regolare per il tiro, ciò che corrisponde ad una clausola del bisogno.

Sia la direttiva UE che la proposta di legge del Consiglio federale, non raggiungono l’obiettivo iniziale. La direttiva UE è stata elaborata dopo gli attentati di Bruxelles, Parigi e altri ancora allo scopo di impedirli in futuro. Con la proposta di legge non è possibile raggiungere questo obiettivo.

Sul tavolo vi è una parvenza di soluzione che tormenta i possessori legali di armi ma che ad esempio non contiene alcuna misura contro il commercio illegale di armi. Le nostre attuali leggi sono più che sufficienti – basta applicarle in modo conseguente. Una vera soluzione pragmatica sarebbe pertanto stata se il Consiglio federale avesse accettato la direttiva UE, ma fosse giunto alla soluzione che le nostre leggi attuali sono più che sufficienti per raggiungere gli obiettivi della direttiva, cioè impedire l’uso abusivo d’armi nel terrorismo internazionale. In quest’ambito, già oggi le armi automatiche e quelle modificate in semiautomatico sono proibite e necessitano di un’autorizzazione eccezionale.
 

Concretamente la FST si oppone soprattutto alle disposizioni seguenti:
 

  • Bisogna rinunciare ad una proibizione di certi tipi di armi semiautomatiche. Il fucile d’assalto 57 e il fucile d’assalto 90, come pure altri fucili e pistole semiautomatici con più di 10 o 20 colpi nei caricatori non vanno mutati dalla categoria B in vigore oggi (armi che necessitano di un permesso d’acquisto) alla categoria A (armi proibite). Questo spostamento è il primo passo per disarmare i possessori privati di armi ed è una burocrazia assurda. Se il fucile d’assalto 57 e il fucile d’assalto 90 rientrano nella categoria delle armi proibite, ci sarebbero centinaia di migliaia di cittadine e cittadini in possesso di tali armi che da un giorno all’altro da possessori legali di armi diventerebbero detentori di armi proibite. Significherebbe anche che in caso d’acquisto sarebbe necessaria un’autorizzazione eccezionale che dipenderebbe dai buoni uffici delle autorità cantonale e oggi appannaggio unicamente di collezionisti riconosciuti. È inaccettabile.
  • Tiratori occasionali, che non fanno parte di alcuna società, non devono venir spinti ad un’appartenenza obbligatoria, se non possono dimostrare un’attività regolare di tiro. Un’appartenenza societaria obbligatoria va contro l’articolo 23 della costituzione federale. Non è neanche pensabile di attribuire alle società di tiro la responsabilità su «membri obbligati». Inoltre nella legge manca la definizione di cosa si intende esattamente per «di utilizzare con regolarità la loro arma da fuoco per il tiro sportivo». Nelle nostre società molti detentori legali di altri tipi di fucili semiautomatici non sono neanche in grado di poterli impiegare, poiché la maggior parte dei nostri poligoni sono omologati solo per fucili d’ordinanza o sportivi.
  • Si deve rinunciare ad una registrazione a posteriori di armi da fuoco semiautomatiche, ad esempio le armi d’ordinanza e altre che erano state acquistate legalmente con la vecchia legge prima del dicembre 2008 (non direttamente dall’esercito). L’obbligo di questa registrazione a posteriori è stata già rifiutata dal popolo nel 2011 e anche dal parlamento nel 2015. La volontà del popolo e del parlamento verrebbero in questo modo messe da parte. Inoltre per ogni possessore d’arma non è più garantita la protezione dei dati in quanto il registro delle armi deve essere accessibile agli stati Schengen.
  • I collezionisti devono dimostrare un bisogno chiaro o una definizione chiara del campo della collezione (non è altro che la clausola del bisogno rifiutata dal popolo nel 2011). Tutte le armi da collezione devono inoltre venir conservate in un luogo sicuro «idoneo» (secondo definizione del legislatore) e vanno registrare, anche quelle acquistate in modo legale prima del 2008. Inoltre va tenuta una registrazione aggiornata di tutta la collezione.
  • La limitazione dei permessi a cinque anni non va introdotta. Già oggi la legge permette alle autorità di polizia, in caso di necessità, di intervenire preventivamente in modo amministrativo e se necessario confiscare/ritirare le armi. Questa via amministrativa è inoltre molto più veloce di quella penale e permette di ottenere buoni risultati.
  • In generale costatiamo che in base all’avamprogetto i possessori di armi vengono trasformati in detentori di armi che solo a dipendenza della benevolenza dello Stato hanno il permesso di detenere un’arma. Una tale clausola d’espropriazione non è accettabile.
     

La FST durante la consultazione, che dura fino al 5 gennaio 2018, farà tutto il possibile per far togliere le norme indicate sopra dall’avamprogetto di legge e redigerà un tale progetto di risposta alla consultazione. Il comitato invita tutte le federazioni affiliate ad inoltrare una propria risposta alla consultazione tenendo presente le indicazioni FST come pure ad utilizzare i contatti con i parlamentari nazionali rendendoli attenti sulle debolezze di questa revisione di legge. Il consiglio nazionale e il consiglio agli stati hanno la possibilità di poter adattare l’avamprogetto in modo che non vada contro gli interessi dei tiratori. Se il parlamento dovesse accettare questa versione di legge, la FST dovrà ricorrere al referendum.

 

Avamprogetto, rapporto e riassunto: https://www.ejpd.admin.ch/ejpd/de/home/aktuell/news/2017/2017-09-291.html

 

partner FST

 

 

Member
Swiss Olympic ISSF
Federazione sportiva svizzera di tiro
Lidostrasse 6
6006 Lucerna
tel.: 041 / 370 82 06
fax : 041 / 370 57 17
info@swissshooting.ch