Home  ->   Attualità  ->   News

Ripresa della direttiva UE sulle armi

Il Consiglio Nazionale riprende la direttiva

30.05.2018 - Mercoledì 30 maggio, il consiglio nazionale ha dibattuto per quasi 7 ore sulla ripresa nel diritto svizzero della direttiva UE sulle armi. Poco prima delle 19 i parlamentari hanno ratificato la direttiva – nonostante la forte resistenza di parlamentari visini al mondo del tiro.

 

Il dibattito in dettaglio

Comunicato sulla decisione del Consiglio Nazionale

Comunicato sul dibattito d'entrata in materia

Comunicato stampa della Comunità d'interesse Tiro Svizzera

 

I fronti nel Consiglio nazionale erano chiari: con 114 Sì e 67 No e 8 astensioni, i membri hanno ripreso la direttiva nella nostra legge sulle armi. Alla fine i rappresentanti UDC si sono trovati tra i perdenti. La maggioranza di PS, verdi liberali, PPD e PLR ha accettano la legge. Questo si era capito già nella discussione in commissione di sicurezza del consiglio nazionale (SiK-N). I nove rappresentanti UDC della SiK-N hanno provato con molte proposte di minoranza di dare una svolta al dibattito al Nazionale. In alcuni casi questo è riuscito. I rappresentanti dei tiratori, detentori d’armi, commercianti d’armi e collezionisti, armaioli e cacciatori hanno ottenuto alcuni successi in sette ore di dibattito.

 

Arma d’ordinanza resta legale

Il Nazionale ha confermato la decisione di maggioranza della SiK-N, che un’arma militare acquistata al termine del servizio dal milite, non rientra tra le armi proibite e dunque non deve soddisfare alcuna clausola supplementare rispetto ad oggi (membro in una società di tiro, tiro regolare, riconfermarlo dopo 5 e 10 anni). È un chiaro segnale che armi militari legali, devono restare legali anche dopo il termine del servizio. Questa regola vale però solo per quelle ritirate direttamente. In caso di ulteriore alienazione, queste soggiacciono alle nuove disposizioni. Chi dunque acquista da un ex milite la sua arma ritirata alla fine del servizio, dovrà dopo cinque anni e dopo dieci anni dimostrare di essere membro di una società o praticare regolarmente il tiro sportivo. Simonetta Sommaruga ha sottolineato che sarà necessario chiarire questa regola con la UE.

 

Nessuna autorizzazione per i magazzini

Anche in questo campo, il Nazionale ha seguito la proposta della SiK-N, dicendo che magazzini ad alta capacità potranno essere acquistati senza autorizzazione eccezionale. Il consiglio federale chiedeva che grandi magazzini (con più di 20 colpi per le armi da pugno e più di 10 per le armi portatili) potevano venir acquistati solo da coloro che detenevano un’autorizzazione eccezionale per la relativa arma (ad esempio per un fucile d’assalto). Il Nazionale vuole restare sulla prassi attuale che afferma che i magazzini sono acquistabili senza alcuna limitazione. Anche qui Simonetta Sommaruga ha espresso dubbi sul fatto che la UE accetti questa decisione del Nazionale.

 

In collisione con la UE?

Chiaramente in rotta di collisione con la UE, secondo la consigliera federale, è andato il Nazionale con due altre disposizioni. Il Consiglio nazionale ha infatti deciso che bisogna rinunciare a marchiare ulteriori parti di armi. Inoltre ha deciso che i commercianti d’armi non devono tenere registrazione della vendita di magazzini ad alta capacità. 

Ritornati al mittente le proposte dei partiti di sinistra, che chiedevano un’ulteriore inasprimento della legge oltre alle disposizioni UE.

 

Ora tocca al Consiglio agli Stati

Nel dibattito d’entrata in materia, durato dalle 10 alle 12.30, le proposte della minoranza della commissione vicina ai tiratori, non hanno avuto chanches. La proposta dell‘UDC, di bloccare e ritornare al Consiglio federale la proposta di modifica e anche di non entrare in materia, sono state rigettate. Praticamente con lo stesso risultato finale, si è deciso di entrare in materia. Si è in seguito discusso dei vari dettagli, su più ore che – come ha affermato il rappresentate dei verdi liberali Beat Flach – è stato così complicato come capita raramente.

La proposta di legge passa ora al Consiglio agli stati, rispettivamente alla sua commissione per la sicurezza. La piccola camera deciderà sulla proposta in occasione della seduta autunnale in settembre.

 

Si deciderà sul referendum solo dopo la decisone del Consiglio agli Stati

La Interessengemeinschaft Schiessen Schweiz (IGS) e con lei la Federazione Sportiva Svizzera di tiro è contenta della modifiche apportate dal Nazionale. La IGS vede però la necessità di intervenire su due punti in particolare: i fucili semiautomatici, come ad esempio quelli usati molto nelle sport di massa i fucili d’assalto 90 e 57 restano tra le armi proibite. Ne sono esclusi solo quei fucili d’ordinanza che vengono ritirati dai militi alla fine del loro servizio. De facto rimane anche l’obbligo di appartenenza societaria e la registrazione a posteriori, quest’ultima rigettata dal popolo nel 2011 e dal parlamento nel 2013. La Interessengemeinschaft Schiessen Schweiz assieme alla Società svizzera degli ufficiali, non lascerà la presa e farà tutto il possibile per prendere influsso per togliere la proibizione delle armi semiautomatiche e la registrazione a posteriori.

Le federazioni membro della IGS prenderanno pertanto contatto nelle prossime settimane con i membri del consiglio degli stati per spiegare le esigenze dei possessori di armi e dei tiratori. La IGS spera che il Consiglio agli Stati nella sessione autunnale possa apportare importanti modifiche alla proposta di legge per evitare un referendum. A dipendenza del risultato al consiglio agli stati resta il referendum un’opzione per la IGS. Una decisione a tal proposito sarà presa dopo i dibattiti parlamentari. Solo allora sarà chiaro come sarà la legge sulle armi e quali conseguenze avrà sul tiro sportivo, sul possesso privato di armi in Svizzera. (van)

 

partner FST

 

 

Member
Swiss Olympic ISSF
Federazione sportiva svizzera di tiro
Lidostrasse 6
6006 Lucerna
tel.: 041 / 418 00 10
info@swissshooting.ch