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Ripresa della direttiva UE sulle armi

La commissione della politica di sicurezza del consiglio agli stati ignora le richieste dei tiratori

15.08.2018 - La «Interessengemeinschaft Schiessen Schweiz» (Comunità d’interesse tiro Svizzera) e con le la Federazione sportiva svizzera di tiro aveva sottoposto due richieste alla commissione della sicurezza del Consiglio agli stati per rendere accettabile la ripresa della direttiva UE sulle armi per i tiratori. La commissione non ha recepito queste richieste.

 

Comunicato stampa della SIK del consiglio agli stati

Comunicato stampa della Comunità d’interesse tiro Svizzera (tedesco)

Richieste della Comunità d’interesse tiro Svizzera (tedesco)

 

Il Consiglio nazionale durante la sessione estiva aveva effettuato importanti modifiche, ma non sufficienti, alla proposta del Consiglio federale per la ripresa della direttiva UE sulle armi. La Comunità d’interesse tiro Svizzera (IGS) e dunque anche la Federazione sportiva svizzera di tiro (FST) avevano riposto speranze nella commissione di sicurezza del Consiglio agli stati (SIK-S). La commissione si è riunita il 13 e 14 agosto. Un tema importante era la proposta del Consiglio federale per la ripresa della direttiva UE sulle armi. La Federazione sportiva svizzera di tiro ha potuto presentare alla SIK-S la propria posizione. Il presidente Luca Filippini e il direttore Beat Hunziker erano per questo motivo lunedì 13 agosto ospiti a palazzo federale. La loro presentazione e il lavoro di lobby svolto in precedenza non ha purtroppo dato i frutti sperati.

La SIK-S ha sì confermato le eccezioni votate dal nazionale per le armi d’ordinanza. Ciò significa che anche in futuro un fucile d’ordinanza ritirato direttamente dall’esercito al termine die propri obblighi di servizio non sarà considerata arma proibita. Le richieste della IGS di considerare allo stesso modo tutte le armi d’ordinanza, come pure tutte le armi semiautomatiche utilizzate nel tiro sportivo, non è stata accettata. Una richiesta di non considerare le armi d’ordinanza come proibite anche in caso di vendita da parte del milite che l’ha ritirata al termine del proprio servizio, è stata bocciata per 8 a 4 e un’astensione. Se milite vende la propria arma ritirata dall’esercito, questa diventa improvvisamente un’arma proibita.

La seconda richiesta centrale della IGS e della FST è stata accettata almeno parzialmente. La IGS aveva richiesto di rinunciare ad un annuncio a posteriori. La proposta del consiglio federale prevede che il possessore di un’arma che passerà nella categoria delle armi proibite, deve farsi confermare il possesso entro tre anni dalle autorità cantonali. Questa registrazione a posteriori non è stata completamente stralciata dalla SIK-S, che propone con 9 voti a 4 di farla diventare un semplice annuncio per ridurre il carico amministrativo.

In due altri punti la SIK-S ha rivisto al ribasso i miglioramenti decisi dal nazionale. Il Consiglio nazionale aveva deciso che l’acquisto di caricatori di grande capacità doveva restare come finora senza ulteriori autorizzazioni. La SIK-S ha tirato il freno per – questa la motivazione – rispettare la direttiva EU sulle armi e non mettere a rischio l’accordo di Schengen. Il compromesso della SIK-S prevede che le persone autorizzate all’acquisto di armi, possono acquistare anche i magazzini ad alta capacità. Gli armaioli non sono però tenuti a gestire una contabilità su questi magazzini. La commissione chiede altresì che come proposto dal Consiglio federale e richiesto dalla direttiva, tutte le parti essenziali di armi siano marcate. Il consiglio nazionale aveva eliminato questo obbligo. La SIK-S ritiene che l’obbligo di marcare le parti essenziali non sia un onere eccessivo e che altrimenti potrebbe mettere a rischio l’accordo di Schengen.

Il consiglio agli stati discuterà il tema nella sessione autunnale (10-28 settembre). Se le decisioni del consiglio agli stati saranno diverse da quelle del consiglio nazionale, le differenze dovranno venir discusse ancora nella stessa sessione e se necessario in una conferenza di conciliazione. Si può stimare che la legge sulle armi definitiva sarà decisa a fine settembre. In seguito inizierà il periodo di 100 giorni per il referendum. In questo tempo sono da raccogliere 50'000 firme per portare il tema alle urne. La votazione popolare avrebbe luogo il 19 maggio 2019. La Federazione sportiva svizzera di tiro deciderà dopo aver analizzato la versione definitiva della legge, se sosterrà il referendum. (van)

 

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