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Legge sulle armi

Il Comitato «No al diktat dell’UE che ci disarma» indice il referendum

09.10.2018 - La Comunità di interessi del tiro svizzero (CIT) – che rappresenta 14 differenti associazioni con un totale di quasi 200’000 soci– indice il referendum contro il recepimento della Direttiva UE sulle armi. La modifica della legge vigente, decisa dal Consiglio federale e dalla maggioranza del Parlamento, significa per la Svizzera la fine del tiro come sport di massa. Per la CIT questo è inaccettabile.

 

Comunicato stampa
Website «No al diktat dell’UE che ci disarma»

 

Il recepimento della Direttiva UE sulle armi non comporta nessun vantaggio in termini di sicurezza e in compenso a medio termine significa per la Svizzera la fine del tiro come sport di massa. Nel 2005 il Consiglio federale aveva promesso che Schengen non avrebbe comportato alcun inasprimento incisivo della legislazione svizzera sulle armi. Con la modifica di legge recentemente decisa questa promessa viene infranta.


Inasprimenti incisivi della legge
Per non rischiare un conflitto con Bruxelles, il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento sono disposti a sacrificare i diritti dei cittadini svizzeri. Werner Salzmann, Consigliere nazionale UDC e presidente dell’Associazione sportiva di tiro del Canton Berna: «Questo diktat che ci impone di disarmarci è ingiusto, liberticida, inutile, pericoloso e antisvizzero – non ci resta altro da fare che ricorrere al referendum. Il popolo ha il diritto di decidere se voglia lasciarsi imporre leggi insensate e inutili, che vengono promulgate solo a motivo della pressione dall’estero». Assolutamente inaccettabile è poi il fatto che la nuova legge prevede obblighi, come quello della registrazione a posteriori, che alle urne sono già stati respinti esplicitamente: un tale disprezzo della volontà popolare è indegno della nostra democrazia.
Anche se lo ripetono in continuazione: l’applicazione prevista per la Direttiva UE non è pragmatica. Piuttosto si intende creare un mostro burocratico. Infatti con la revisione della legge vengono proibiti l’acquisto e il possesso delle armi semiautomatiche normalmente reperibili in commercio. Chi in futuro volesse tenere queste armi – che verrebbero proibite – dovrebbe fornire subito la prova di averne bisogno. E non si tratta solo di indicare il motivo per cui si vuole acquistare o possedere un’arma: il proprietario dovrebbe eseguire periodicamente esercizi di tiro. Questa è una restrizione massiccia rispetto alla legislazione vigente!
Inoltre la revisione della legge lascia il compito di definire aspetti importanti (come la differenza fondamentale fra armi leggere e armi corte, come pure le modalità concernenti gli esercizi di tiro obbligatori, la prassi per la confisca e la registrazione a posteriori) a un’ordinanza di esecuzione, che dovrebbe essere elaborata dal Consiglio federale e dall’Amministrazione. A questo riguardo né il Parlamento né il popolo potrebbero obiettare nulla.


L’appartenenza a Schengen non è in pericolo
Il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento sostengono che un rifiuto della modifica di legge metterebbe in pericolo l’appartenenza della Svizzera a Schengen. Ma è soltanto la Svizzera a dover decidere se recepire o meno la Direttiva UE sulle armi. La Svizzera può limitarsi semplicemente a constatare che la legislazione vigente soddisfa tutti gli aspetti della Direttiva UE sulle armi e che quindi non occorrono altri adeguamenti.

 

 


3 ottobre 2018

 

Das Referendumskomitee «Nein zum Entwaffnungsdiktat der EU» lädt zur Medienkonferenz

 

Die Interessengemeinschaft Schiessen Schweiz (IGS) wird das Referendum gegen die Umsetzung der EU-Waffenrichtlinie ergreifen. Das haben die 14 Mitgliedverbände entschieden. Der Gesetzesvorschlag des Parlaments ist für Schützinnen und Schützen sowie auch für alle übrigen Waffenbesitzenden inakzeptabel. Am Freitag, 5. Oktober, informiert das Referendumskomitee über die Argumente und den Referendumskampf.

 

Comunicato stampa (tedesco) 
Invito alla conferenza stampa del Comitato referendario

 

Die IGS lehnt den von National- und Ständerat beschlossenen Gesetzesvorschlag zur Umsetzung der EU-Waffenrichtlinie entschieden ab. Die 14 Mitgliedverbände haben während der parlamentarischen Debatte mehrfach deutlich gemacht, wo die rote Linie ist, die nicht überschritten werden darf. Vertreter des Parlaments hatten zwar öffentlich versprochen, einen Kompromiss mit den Schützinnen und Schützen sowie den Waffenbesitzenden finden zu wollen, um ein Referendum zu verhindern. Diesen Versprechungen sind sie in der Folge aber nicht nachgekommen.

Die IGS kann mehrere Punkte im Gesetzesvorschlag nicht akzeptieren. Die Mitgliedverbände haben deshalb entschieden, das Referendum zu ergreifen, um die nicht hinnehmbaren Gesetzesverschärfungen an der Urne zu verhindern, sollte das Parlament heute Freitag, 28. September, die Umsetzung der EU-Richtlinie in der Schlussabstimmung definitiv bestätigen. Die IGS hat diesen Entscheid nicht gesucht und hätte gerne auf einen Abstimmungskampf verzichtet. Der nun vorliegende Gesetzesentwurf lässt der IGS aber keine andere Wahl.

Die Mitgliedverbände der IGS werden nach der Publikation des Gesetzes im Bundesblatt mit der Sammlung der 50'000 Unterschriften beginnen. Angesichts der breiten Mitgliederbasis ist die IGS überzeugt, das Referendum bis Weihnachten auf die Beine stellen zu können.

Natürlich rechnet sich die IGS gute Chancen aus, die Schweizer Stimmbevölkerung mit nachvollziehbaren Argumenten davon zu überzeugen, dieses unrechte, nutzlose, freiheitsfeindliche, gefährliche und antischweizerische Waffengesetz abzulehnen. Das Referendumskomitee wird am 5. Oktober an einer Medienkonferenz im Detail informieren. Die Medieninformation findet um 10.30 Uhr im Medienzentrum des Bundeshauses statt. Neben IGS- und SSV-Präsident Luca Filippini werden Werner Salzmann, SVP-Nationalrat und Präsident des Referendumskomitees, SVP-Nationalrätin Sylvia Flückiger-Bäni sowie die SVP-Nationalräte Jean-Luc Addor und Jean-François Rime den Medienschaffenden Red und Antwort stehen.

 

Interessengemeinschaft Schiessen Schweiz (IGS)

Die IGS setzt sich für die Anliegen aller Schützinnen und Schützen, aller Waffenbesitzenden, aller Sammlerinnen und Sammler sowie für das Schiesswesen in der Schweiz ein. In der IGS sind die Verbände vertreten, die sich dem Schweizer Schiesssport verschrieben haben und diesen erhalten und fördern wollen. Die IGS setzt sich zusammen aus den folgenden 14 Verbänden und Organisationen: Eidg. Armbrustschützen-Verband, Interessengemeinschaft Schweizer Waffensammler, JagdSchweiz, PROTELL, Schweizerischer Büchsenmacher- und Waffenfachhändlerverband, Swiss Clay Shooting Federation, Schweizer Schiesssportverband, Schweizerischer Unteroffiziersverband, Schweizer Verband für Dynamisches Schiessen, USS Versicherungen, Verband Schweizer Vorderladerschützen, Schweizer Bogenschützenverband, Schweizer Matchschützenverband, Verein Schweizer Metallsilhouetten-Schützen. Präsidiert wird die IGS von Luca Filippini, Präsident des Schweizer Schiesssportverbands.

 


Comunicato stampa della Federazione sportiva svizzera di tiro del 25 settembre

 

La FST appoggia il referendum

 

La FST ha deciso alla conferenza straordinaria dei presidenti del 25 settembre a Ittigen (BE) di appoggiare un eventuale referendum contro la legge sulle armi.

 

Comunicato stampa

 

La federazione sportiva svizzera di tiro (FST) si ritiene – come lo indica anche il suo nome – una federazione sportiva e non un’organizzazione politica. Alla luce dell’inasprimento della legge sulle armi deciso dal Consiglio nazionale e dal Consiglio degli Stati quale conseguenza della ripresa della direttiva UE sulle armi, alla FST non resta altro che attivarsi in ambito politico. La revisione della legge sulle armi decisa dal parlamento contiene vari punti che mettono in pericolo il tiro sportivo, soprattutto lo sport di massa. Per questo motivo la FST ha deciso martedì pomeriggio 25 settembre, in occasione di una conferenza straordinaria dei presidenti alla Haus des Sports a Ittigen (BE), di sostenere un referendum contro la legge sulle armi, a condizione che a lanciarlo sia la Comunità d'Interesse Tiro Svizzera (IGS; una comunità di 16 federazioni e organizzazioni che sono vicine al tiro e al mondo delle armi). La IGS, di cui la FST fa parte comunicherà probabilmente la sua decisione il 28 settembre.

 

La FST rifiuta la revisione della legge sulle armi decisa dal Consiglio degli Stati e dal Consiglio nazionale per i seguenti motivi:

  • con la nuova legge i fucili d’assalto 90 e 57 diventerebbero armi illegali e potrebbero venir acquistati solo con autorizzazioni eccezionali. La FST si oppone a maggiori ostacoli che potrebbero ostacolare in modo importante lo sport di massa.
  • tutti i possessori di armi che sarebbero classificate come armi proibite sono tenuti ad annunciarle entro tre anni alle autorità cantonali preposte, se queste armi non fossero già registrate. Questa registrazione a posteriori è già stata rigettata da popolo e parlamento. Ora viene introdotta per la porta di servizio. La FST non può accettarlo.
  • secondo la nuova legge, un’autorizzazione eccezionale la riceve solo chi è membro di una società di tiro o spara regolarmente. Non è però regolato in alcun modo come va mostrato questo onere e quale carico di lavoro supplementare sarà da svolgere dalla società di tiro. Non è neanche chiaro chi controllerà il rispetto di tali oneri. Tutto ciò verrebbe regolato a livello di ordinanza – senza possibilità di influenza da parte della FST, che rifiuta questa messa sotto tutela.
  • la modifica della legge svizzera sulle armi avviene a seguito di un ordine della UE. Se la direttiva UE sulle armi non dovesse dare i risultati attesi, sono già previsti a breve i prossimi inasprimenti. La FST si oppone a questa tecnica delle fette di salame.
  • la direttiva UE sulle armi dovrebbe portare più sicurezza e arginare il terrorismo. Sono obiettivi molto importanti che la FST appoggia in toto. La direttiva presentata e la nuova legge svizzera sulle armi che ne deriva non portano però maggior sicurezza né arginano il terrorismo. La legge sulle armi è una costruzione errata contro cui la FST deve lottare.

 

La federazione sportiva svizzera di tiro in qualità di associazione mantello di tutte le tiratrici e di tutti i tiratori è dunque tenuta a difenderne gli interessi. Per la FST è altresì importante essere a fianco dei suoi partner e delle federazioni amiche, sostenendo questo referendum. Per tale motivo la FST si schiera compatta dietro il referendum e conta sul sostegno di tutte le federazioni membri come pure su tutte le società di tiro in Svizzera.

partner FST

 

 

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